Il chiarore di una piccola luce bianca

Estratto del romanzo “Catene invisibili”

“Ritornando a letto, lo sguardo si posò sullo schermo del suo portatile. Nella penombra della notte un chiarore aveva attirato la sua attenzione. Si avvicinò e si accorse che il PC era rimasto acceso ed era in pausa, stentò a ricordare quando lo avesse acceso l’ultima volta. Il chiarore proveniva da un piccolo led bianco, posto vicino alla webcam integrata. Strano! Pensò.

Spense il portatile, controllando che la procedura di spegnimento, questa volta, terminasse correttamente e ritornò a letto.

Ricordando una tecnica di rilassamento, che aveva appreso da ragazzo, cercò di svuotare la mente dai pensieri e regolando la respirazione in modo lento e costante provò a addormentarsi. Si distese in posizione supina, con le braccia lungo il corpo e immaginò che le sue membra diventassero sempre più pesanti, al punto di avere la sensazione di sprofondare nel letto. Cercò di non pensare più a nulla. Chiuse gli occhi. Il buio lo circondava. Percepiva solo il materasso sotto di lui e cominciò ad abbandonare tutte le membra… Avvertì il peso del suo corpo, sentendolo sempre più pesante… pesante…

Il suo peso aumentava sempre più e avvertiva la sensazione di sprofondare nel materasso, che cedeva sotto di lui, come burro fuso. A un tratto si sentì completamente avvolto e cominciò a sentirsi bloccato, immobilizzato. Ebbe paura di non respirare più, però stranamente l’aria affluiva ancora nei suoi polmoni. Superata la paura cominciò a sentirsi protetto, come in un bozzolo caldo e morbido. Riuscì a piegare le gambe, portandole in posizione fetale.

Sarebbe rimasto così per sempre, ma all’improvviso, il bozzolo cominciò a cedere dietro la sua schiena ed Emanuel fu paralizzato dal terrore. Tentò disperatamente di artigliarsi con le mani ai lembi del materasso lacerato, ma le sue dita, viscide di sudore, scivolavano sul tessuto spugnoso. Cadde nel vuoto, attratto verso il basso e avvertì la nauseante sensazione di vertigine alla bocca dello stomaco. Non vedeva nulla, era completamente circondato dal buio più impenetrabile, talmente denso che non aveva profondità. Mentre cadeva, i suoi occhi videro in lontananza un piccolo chiarore.

La nausea, in pochi istanti, fu talmente forte che Emanuel si svegliò di soprassalto, con lo stomaco stretto in una morsa e con l’ultima immagine che aveva visto, vivida nella mente: il chiarore di una piccola luce bianca.

Il risveglio fu traumatico almeno quanto l’incubo. Si ritrovò imperlato di sudore a fissare il pavimento, con il busto penzolante dal bordo destro del letto, con i piedi e le gambe strettamente avvolti in un paio di giri di lenzuola.”


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